Branded Content su Instagram, funzionano?

Qualche mese fa analizzando il profilo Instagram di Lorenzo Insigne abbiamo notato un engagement inferiore dei post brandizzati rispetto a quelli organici (insigne-adidas-e-i-branded-content-cosa-non-fare).

Con contenuti brandizzati si intendono i contenuti di un creatore o editore che presentano un partner commerciale o ne sono influenzati a seguito di uno scambio di valore (ad esempio, nel caso in cui il partner commerciale abbia pagato il creatore o l’editore).
Le nostre normative richiedono ai creatori e agli editori di taggare i partner commerciali nei post con contenuti brandizzati, quando si verifica uno scambio di valore tra un creatore o editore e un partner commerciale.

Instagram

Ripetendo l’esperimento su 6 dei più forti giocatori attualmente in circolazione abbiamo notato lo stesso comportamento dei post con tag branded content:

Possibile che il contenuto brandizzato sia talmente poco stimolante/interessante rispetto ad un contento organico? È un caso? Oppure l’algoritmo di Instagram tende a proporre il post sponsorizzato ad un minor numero di utenti, e magari poco in target, perché è più interessato ad una possibile campagna ads del brand taggato? Tu che ne pensi?

Grazie per la lettura, a presto!

1915 giorni in Buzzoole.

Oggi, 1915 giorni dopo, finisce la mia esperienza lavorativa in Buzzoole.

Finisce con la consapevolezza di aver provato sentimenti sinceri. Tanto sinceri da obbligarmi ad esserlo altrettanto, anche quando non è convenuto. Ma i sentimenti sono fatti così. Non ammettono eccezioni.

Professionalmente, porto via con me la convinzione che l’unica cosa che bisogna fare per dimostrare, realmente, attaccamento all’azienda è prendersi cura delle persone che ne fanno parte. E spero, anche solo parzialmente, di esserci riuscito.

Insomma finisce così, esattamente come è iniziata, con un sorriso.

Ad maiora!

Facebook F82019: riflessioni a caldo

Questa foto risale al 2017 e la scattai all’evento F82017 di Facebook.
Sembrava fosse veramente l’inizio di una nuova era: la #realtàaumentata.

Poi è scoppiato il caso cambridge analytica e Facebook, giustamente, si è preoccupato di contenere il danno di immagine lavorando duramente a nuovi sistemi di protezione e validazione dei dati forniti tramite api.

Nel 2019 il buon Mark apre lo stesso evento, F82019, con “Il futuro è nel privato” ribadendo il concetto con “so che non abbiamo la migliore reputazione sulla privacy, ma abbiamo iniziato un nuovo capitolo. E sono fiducioso perchè abbiamo dimostrato di saper dare agli utenti i prodotti che vogliono. La privacy ci dà la libertà di essere noi stessi“.

Messaggistica, gruppi e pagamenti saranno questi i cardini del prossimo facebook; per la “nuova era” ci sarà da aspettare ancora qualche anno.

Tutti i dettagli dell’evento puoi leggerli qui.

E allora il PD? Ecco, appunto, ma dove sta il PD?

Così, senza pensarci, dite il primo esponente dell’opposizione presente nella quotidianità tanto quanto Di Maio e/o Salvini.

Nulla? Non vi preoccupate! Non è una vostra mancanza, ma è ciò che sta avvenendo in Italia; ne abbiamo parlato anche qui, nei mesi scorsi.

RAPPORTO SUL CONSUMO
DI INFORMAZIONE – AGCOM 02/2018

Un recente studio dell’AGCOM ha evidenziato quanto le notizie web algoritmiche, ovvero provenienti da social netwok e motori di ricerca, risultino essere la seconda fonte di informazione politica per gli italiani.

Probabilmente, questo studio non è stato letto da tutti i principali partiti politici italiani. Ecco una panoramica per quanto riguarda il social network più utilizzato in Italia: Facebook.

migliori partiti politici italiani su Facebook
DAL 01/01/2019 AL 11/02/2019

Questa è la classifica secondo la fan base delle pagine ufficiali dei principali partiti italiani; se proviamo a ordinare i dati secondo il numero di post pubblicati, otterremo questa classifica:

Si nota subito che il PD, in questi primi giorni del 2019, ha prodotto meno della metà dei post della Lega e del Movimento Cinque Stelle, quasi a confermare la presenza del tutto inesistente degli ultimi mesi.

Un politico solitario e’ un politico fottuto di solito.

Fabrizio De Andrè, Elogio alla solutidine

Se è vero, come spesso sentiamo dire, che non esistono più i veri partiti politici, allora, almeno, esisteranno i politici. No?

migliori politici italiani su Facebook
Principali politici italiani su Facebook

Anche in questo caso, l’esponente dell’opposizione con maggior numero di “Mi Piace” risulta essere l’ultimo in termini di presenza su Facebook.
A dirla tutta, ad aver pubblicato di più per il PD, è Martina con 144 post da gennaio ad oggi, ma con una fan base di “appena” 89mila persone. Mentre l’esponente che performa meglio, anche se con un numero minimo di post, è Paolo Gentiloni.

Politici PD su facebook nel 2019
Maggiori esponenti del PD su Facebook da gennaio ad oggi

Si ok, ma la quantità non significa qualità. No?
I risultati dell’elezione in Abruzzo, sembrano confermare i dati di crescita estratti dal social network. La Lega, infatti, con il 26% diventa primo partito, superando il Movimento 5 Stelle fermo al 20%. Il PD, invece, resta al 11,14%.

Il sorpasso della Lega sul M5S può essere ben rappresentato dalla costante crescita di Salvini, rispetto al suo collega/rivale Di Maio, in termini di incremento dei follower.

incremento dei seguaci su Facebook
Incremento dei fan su Facebook

Altro dato interessante è lo share medio per ogni post prodotto dal Ministro degli Interni. Più di 3mila persone, infatti, da gennaio ad oggi, hanno condiviso sulla propria bacheca il “Salvini-pensiero”, aumentando notevolmente la visibilità dei post del leader della Lega.

È una comunicazione di una potenza eccezionale ma dev’essere per forza rapida, veloce, poco problematica, chiama a un tifo, a una partecipazione diretta. È venuta completamente meno una funzione di indirizzo e guida dell’opinione pubblica ma è esaltata la capacità del leader di assecondare e interpretare l’opinione pubblica.

Edoardo Novelli 

Come detto poco più su, la quantità non significa qualità, ma, se si utilizza un mezzo di comunicazione, è necessario utilizzarlo al meglio.

best format facebook for engagements

Le metriche legate al mondo social suggeriscono di utilizzare i video per performare al meglio ed per aumentare il coinvolgimento con il pubblico, soprattutto se parliamo dei video di tipo live.

tipologia di post prodotto da Renzi e Salvini

Come si evince dal grafico, Renzi utilizza, per più del 50% dei post pubblicati, il solo testo, mentre Salvini appena il 1,22%. Anche in questo caso, la strategia utilizzata dal rappresentante del PD sembra andare controtendenza e i risultati sono abbastanza palesi.

Con questa analisi, non ho l’intenzione, né la presunzione, di trasmettere il messaggio che ha più valore la presenza rispetto al contenuto; resto, però, dell’opinione che un contenuto che non si sappia trasmettere resta un contenuto inutile.

Il fallimento di una relazione è quasi sempre un fallimento di comunicazione.

Zygmunt Bauman

Grazie per la lettura, alla prossima.

“Argentovivo” la canzone di Daniele Silvestri è un pugno nello stomaco.

Al Festival di Sanremo 2019 si è esibito Daniele Silvestri  con la canzone argentovivo, cantata con il rapper Rancore e Manuel Agnelli,  frontman degli Afterhours.

Il testo parla dei giovani appartenenti alla generazione Z, cioè i nati tra gli anni 1995-2010, e i problemi con la società attuale.

Ho sedici anni
Ma è già più di dieci
Che ho smesso di credere
Che ci sia ancora qualcosa là
Fuori

Ad un primo ascolto la canzone di Silvestri è un pugno nello stomaco che ci porta ad un naturale distacco.

Poi per chi, come me, è solito ascoltare il cantante romano sa che i suoi testi non sono mai banali ed è per questo che gli dovevo un secondo, terzo, quarto e quinto ascolto.

Una volta compreso ed accettato il senso della canzone ho deciso di quantificare quanto cantato da Silvestri, Agnelli e Rancore.

Avete preso un bambino che
Non stava mai fermo
L’avete messo da solo
Davanti a uno schermo
E adesso vi domandate se sia normale
Se il solo mondo che apprezzo
È un mondo
Virtuale
Io che ero argento vivo
Dottore
Io così agitato, così sbagliato
Con così poca attenzione

Aumento di casi di ADHD negli Stati Uniti

In uno studio pubblicato sul Journal of Experimental Psychology: Human Perception and Performance dal titolo “The Attentional Cost of Receiving a Cell Notification“, si è evidenziato quanto l’arrivo di una notifica possa distrarci e compromettere i risultati di una qualsiasi attività.
Una curiosità: a voi quante notifiche vi arrivano al giorno?

Nella tasca un apparecchio
Specchio di quest’inferno
Dove viaggio, dove vivo, dove mangio



Essere nato nel ’86 mi ha permesso di conoscere lo stretto necessario del mondo reale prima di catapultarmi anima e corpo nel mondo digitale. Banalmente, sono tra quelli che a 16 anni giocava a calcio per strada e aspettava la christmas card della Vodafone per inviare più di 100 messaggi al giorno.

Oggi, ho gruppi Whatsapp che i 100 messaggi li raggiungono in appena 20 minuti.

È un mondo nato dall’arte
Per questo artificiale
In fondo è un mondo
Virtuoso
Forse per questo virtuale

In questo mondo “virtuoso e virtuale” che valore hanno i ragazzi della generazione Z?

44 miliardi di dollari potenziali solo negli Stati Uniti, ed è una generazione sempre connessa, abituata ad acquistare online e disposta ad investire più della metà di quanto guadagna al mese. (fonte)

I brand lo sanno ed è per questo che stanno spostando i loro budget di advertising verso il digital, la “vera casa” della generazione Z.

Insomma sembra che la generazione Z sia nata argento(vivo) per poi diventare, per qualcuno, oro puro.
Ora non ci tocca far altro che capire a che prezzo.

Grazie per la lettura, alla prossima.

Dalla cucina ai social: quanto durano i post su Facebook e Instagram?

L’impero social di Mark Zuckerberg, nonostante la concorrenza proveniente dal mondo orientale (TikTok e i suoi fratelli), continua a registrare una forte e costante crescita in termini di utenti attivi.

Statista

Tanti utenti = tanti contenuti. Sì, ma quanti? Si stima che solo su Instagram, ogni giorno, vengano pubblicati più di 100 milioni di contenuti, tra foto e video, per 500 milioni di utenti attivi al giorno (omnicoreagency.com).

La volta scorsa, abbiamo scoperto che un post Instagram dura, più o meno, 24 ore; infatti, già a partire dal secondo giorno l’engagement decresce in maniera esponenziale.

E, invece, quanto dura un post su Facebook? Proviamo a rispondere a questa domanda, analizzando e confrontando i profili Facebook e Instagram di quattro note figure del mondo della ristorazione (e non solo).

Iniziamo con Joe Bastianich, giudice di MasterChef, con più di 2 milioni di seguaci tra Facebook e Instagram.

Joe Bastinanich, post organici dal 11/2018 al 01/2019

A pari merito, in termini di follower, troviamo Alessandro Borghese, conduttore di “4 Ristoranti” e, ultimamente, protagonista nei video dei “The Jackal” (analizzati nell’articolo precedente).
La somma dei follower su Instagram e i like sulla pagina Facebook garantiscono una fan base totale di 2 milioni di seguaci.

Alessandro Borghese, post organici dal 11/2018 al 01/2019

Sul gradino più basso del podio, in termini di follower, troviamo Carlo Cracco, anche lui giudice di MasterChef come Bastianich.
Rispetto ai colleghi analizzati finora, Cracco utilizza decisamente meno i canali social e, negli ultimi tre mesi ad esempio, non ha mai caricato un video su Instagram, che, come sappiamo, produce un maggiore engagement. Nonostante la bassa frequenza di pubblicazione, la somma dei follower è di circa un milione e mezzo.

Carlo Cracco, post organici dal 11/2018 al 01/2019

Chiude questa classifica Simone Rugiati, protagonista del programma “Street Food Battle” su Mediaset. I suoi profili social raggiungono poco meno di un milione di seguaci.

Simone Rugiati, post organici dal 11/2018 al 01/2019

Volendo aggregare i dati analizzati, scopriamo che la vita media dei post su Facebook è cosi distribuita:

Questa, invece, quella su Instagram:

La vita dei post sui due social network sembra essere pressoché simile; il più lo si ottiene nelle prime 24 ore.

Facendo una media dei like, comment e share su Facebook e dei like e dei comment su Instagram, balza all’occhio che Facebook garantisce una “vita” dei post leggermente più lunga rispetto al fratello minore, che, in compenso, assicura, invece, un risultato più immediato. Probabilmente perché su Facebook è possibile condividere un post ed aumentarne, quindi, la visibilità.

Inoltre, è interessante notare che Instagram, mediamente, garantisce un maggior numero di like, ma un minor numero di commenti rispetto a Facebook ed è proprio questo che dimostra la differente natura dei due social.

Grazie per la lettura, a presto.

Quanto dura un post su Instagram?

Quasi l’80% dell’engagement di un post Instagram si esaurisce nell’arco delle prime 24 ore. Cerchiamo di scoprire insieme il perché.

Lo scorso marzo, sul blog di Instagram appare questo annuncio:

(…) Based on your feedback, we’re also making changes to ensure that newer posts are more likely to appear first in feed. With these changes, your feed will feel more fresh, and you won’t miss the moments you care about (…)

Successivamente, Instagram invita un gruppo di giornalisti nella sua sede per presentare, in modo più dettagliato, i cambiamenti apportati all’algoritmo.

A partire da quell’incontro, i cronisti di TechCrunch pubblicano un articolo dove spiegano che le variabili utilizzate dall’algoritmo sono principalmente tre:

  • Relazione, quanto interagiamo con il profilo che posta il contenuto;
  • Interesse, quanto il post pubblicato potrà risultare interessante in base alle nostre preferenze manifestate in passato;
  • Data di pubblicazione, Instagram cerca di mostrarci i post in ordine cronologico, privilegiando quelli più recenti.

Oltre a queste “macro” variabili, TechCrunch evidenzia altri 3 “micro” parametri, ossia:

  • Tempo trascorso sul social network;
  • Quanto spesso utilizziamo il social;
  • Numero di profili che seguiamo.

Ed ora veniamo a noi e diamo, finalmente, un po’ di numeri.

Qualche mese fa, mi era stato chiesto di misurare l’efficienza dei post di determinati account, in base al tipo di contenuto (foto, video e story) ed in base al giorno e all’ora di pubblicazione. Nei giorni scorsi, ho riutilizzato quel codice implementato per analizzare una serie di profili con domini differenti. E, tra i profili più rappresentativi, ho selezionato questi:

  • Cristiano Ronaldo, 150mil follower
  • Puma, 9.1mil follower
  • The Jackal, 620mila follower
  • Marco Montemagno, 368mila follower

Cristiano Ronaldo, ad esempio, tende principalmente a pubblicare i suoi post nelle ore post meridian. La fascia oraria 19-23 ha una frequenza di pubblicazione pari al 41,67%; segue con il 37,52% la fascia 13-18.

Cristiano Ronaldo, distribuzione dell’engagement negli ultimi 3 mesi

Anche l’account ufficiale del brand tedesco Puma tende a pubblicare i suoi post nelle ore pomeridiane; corrisponde, infatti, al 77.5% la frequenza nella fascia oraria 13-18. Ed i post hanno una vita leggermente più “diluita” rispetto alla media degli account analizzati.

Puma engagement instagram negli ultimi 3 mesi

Rappresentano, invece, l’Italia gli account dei videomaker napoletani The Jackal e, del divulgatore digital, Marco Montemagno.

The Jackal

58.33%

13-18

Montemagno

50%

8-12

Diversa fascia oraria di pubblicazione, ma, più o meno, stesso risultato:

The Jackal, distribuzione dell’engagement negli ultimi 3 mesi
Marco Montemagno, distribuzione dell’engagement negli ultlimi 3 mesi

I The Jackal, nelle prime 24 ore, performano meglio di Cristiano Ronaldo in termini di like e comment, mentre l’account Instagram di Marco Montemagno è il migliore in termini di “coinvolgimento” nelle 48 ore.

A conferma di quanto annunciato lo scorso marzo, Instagram è un social estremamente veloce e, come tale, premia contenuti freschi e di qualità.

Grazie per la lettura; ci vediamo la prossima settimana per scoprire “quanto dura un post su Facebook?“.

Leadership: quel “re-” che fa la differenza

Ho sempre intravisto, nei leader, un non so che di simile e strettamente legato ad una figura genitoriale.

In un leader la gente cerca anche un contatto che implichi supporto emotivo, in una parola, cerca empatia.

Goleman

Ormai è un termine abusato e spesso frainteso, ma, per essere un leader, occorre avere EMPATIA, verso se stesso e verso il prossimo.

Saper dire un bravo nel modo e/o nel momento sbagliato può aver lo stesso impatto negativo di una critica non costruttiva.

Un leader, nella sua quotidianità, sa che ogni gesto e/o parola lasciano un testimone a chi osserva e/o ascolta. Così come un genitore, anche un leader non può predicare bene e razzolare male. Insomma, bisogna essere necessariamente COERENTI e GIUSTI.

Esistono due classi di uomini: i giusti e gli ingiusti. La divisione viene fatta dai giusti.

Oscar Wilde

Altra componente necessaria è la FERMEZZA. Un leader, spesso, è chiamato a prendere decisioni scomode, non condivise e/o non sempre capite.

Per fermezza non si deve intendere dittatura; occorre argomentare al meglio una decisione presa e ricercare un maggiore coinvolgimento per renderla concreta. Essere fermi permette di determinare il perimetro entro il quale la conversazione potrà risultare proficua. Trovo molto funzionale un modello basato su queste semplici domande:

  • cosa bisogna fare?
  • perché occorre farlo?
  • come possiamo farlo?
  • che ruolo hai nel progetto?

Per spiegare al meglio i punti appena descritti, trovo necessario ribadire un concetto tanto banale quanto fondamentale: quando ci si rivolge a delle persone, occorre ricordare che le stesse sono, per l’appunto, PERSONE e, come tali, necessitano di essere coinvolte per poter dare il massimo.

Aver trasmesso correttamente un obiettivo e le motivazioni per le quali lo rendono prioritario garantisce uniformità di direzione in una remata collettiva.

Per essere chiari e per motivare al meglio le proprie scelte, occorre essere AUTOREVOLI ed esserlo significa aver necessariamente una buona dose di conoscenza e/o esperienza riguardo ciò che si debba fare.

Non puoi dire a qualcuno di fare qualcosa se non sai cosa fare. 

Avere esperienza in un determinato contesto non rende onniscienti. Essere UMILI e consapevoli dei propri limiti può agevolare il confronto con dei collaboratori non-automi, il che può portare a due scenari tanto diversi quanto vincenti:

  • rafforzare la soluzione scelta in partenza, con l’approvazione di tutti gli attori coinvolti;
  • trovare una soluzione migliorativa e più performante per una specifica necessità;

Contaminazione + Studio = Crescita. 

Sapere cosa fare, perché e come farla potrebbe non bastare per il raggiungimento di un obiettivo. Quando si lavora in gruppo, occorre avere un grado di responsabilità chiaro ed equamente distribuito. Avere realmente cura di un progetto significa non trascurarlo.
Personalmente, conoscere il mio ruolo all’interno di un progetto mi ha sempre portato a lavorare con maggiore serenità, focus e determinazione.

Terminata questa lunga e per certi versi “banale” panoramica, posso finalmente spiegare il perché del titolo di questo articolo. 

Per me, la qualità necessaria per consolidare la propria leadership è il controllo della propria emotività nei momenti in cui è necessario prendere una decisione. Agire e reagire sono parole all’apparenza simili, ma con un significato completamente diverso. 

contrapporsi ad un’azione altrui o ad un evento

reagire (wiktionary)

Fortunamente, la maggior parte di noi non si muove in contesti pericolosi ed adrenalinici, dove reagire potrebbe rappresentare una soluzione utile alla propria sopravvivenza, ma, piuttosto, deve operare col fine di raggiungere un dato obiettivo con gli strumenti a disposizione.

procedere ad effettuare un’azione secondo coscienza e/o conoscenza

agire (wiktionary)

Riuscire a stimolare e ad incanalare una reazione per la risoluzione di un evento imprevisto è cosa buona e giusta, ma può farlo anche una persona dotata di forte carisma. Riuscire ad evitare che la soluzione passi solo attraverso la reazione è la dote di un leader coscienzioso. 

Un piano ben congegnato in una società, fatta di persone, deve essere basato sulle persone. Un leader lo sa; un capo fa finta di non saperlo. 

Per concludere queste mie considerazioni, uso le parole di Stephen Covey che esprimono al meglio il minimo indispensabile  del concetto di leadership.

La leadership non consiste in una posizione. È un’autorità di tipo morale e l’autorità morale deriva dal rispettare principi universali e senza tempo.

Grazie per la lettura, alla prossima!