1915 giorni in Buzzoole.

Oggi, 1915 giorni dopo, finisce la mia esperienza lavorativa in Buzzoole.

Finisce con la consapevolezza di aver provato sentimenti sinceri. Tanto sinceri da obbligarmi ad esserlo altrettanto, anche quando non è convenuto. Ma i sentimenti sono fatti così. Non ammettono eccezioni.

Professionalmente, porto via con me la convinzione che l’unica cosa che bisogna fare per dimostrare, realmente, attaccamento all’azienda è prendersi cura delle persone che ne fanno parte. E spero, anche solo parzialmente, di esserci riuscito.

Insomma finisce così, esattamente come è iniziata, con un sorriso.

Ad maiora!

Facebook F82019: riflessioni a caldo

Questa foto risale al 2017 e la scattai all’evento F82017 di Facebook.
Sembrava fosse veramente l’inizio di una nuova era: la #realtàaumentata.

Poi è scoppiato il caso cambridge analytica e Facebook, giustamente, si è preoccupato di contenere il danno di immagine lavorando duramente a nuovi sistemi di protezione e validazione dei dati forniti tramite api.

Nel 2019 il buon Mark apre lo stesso evento, F82019, con “Il futuro è nel privato” ribadendo il concetto con “so che non abbiamo la migliore reputazione sulla privacy, ma abbiamo iniziato un nuovo capitolo. E sono fiducioso perchè abbiamo dimostrato di saper dare agli utenti i prodotti che vogliono. La privacy ci dà la libertà di essere noi stessi“.

Messaggistica, gruppi e pagamenti saranno questi i cardini del prossimo facebook; per la “nuova era” ci sarà da aspettare ancora qualche anno.

Tutti i dettagli dell’evento puoi leggerli qui.

“Argentovivo” la canzone di Daniele Silvestri è un pugno nello stomaco.

Al Festival di Sanremo 2019 si è esibito Daniele Silvestri  con la canzone argentovivo, cantata con il rapper Rancore e Manuel Agnelli,  frontman degli Afterhours.

Il testo parla dei giovani appartenenti alla generazione Z, cioè i nati tra gli anni 1995-2010, e i problemi con la società attuale.

Ho sedici anni
Ma è già più di dieci
Che ho smesso di credere
Che ci sia ancora qualcosa là
Fuori

Ad un primo ascolto la canzone di Silvestri è un pugno nello stomaco che ci porta ad un naturale distacco.

Poi per chi, come me, è solito ascoltare il cantante romano sa che i suoi testi non sono mai banali ed è per questo che gli dovevo un secondo, terzo, quarto e quinto ascolto.

Una volta compreso ed accettato il senso della canzone ho deciso di quantificare quanto cantato da Silvestri, Agnelli e Rancore.

Avete preso un bambino che
Non stava mai fermo
L’avete messo da solo
Davanti a uno schermo
E adesso vi domandate se sia normale
Se il solo mondo che apprezzo
È un mondo
Virtuale
Io che ero argento vivo
Dottore
Io così agitato, così sbagliato
Con così poca attenzione

Aumento di casi di ADHD negli Stati Uniti

In uno studio pubblicato sul Journal of Experimental Psychology: Human Perception and Performance dal titolo “The Attentional Cost of Receiving a Cell Notification“, si è evidenziato quanto l’arrivo di una notifica possa distrarci e compromettere i risultati di una qualsiasi attività.
Una curiosità: a voi quante notifiche vi arrivano al giorno?

Nella tasca un apparecchio
Specchio di quest’inferno
Dove viaggio, dove vivo, dove mangio



Essere nato nel ’86 mi ha permesso di conoscere lo stretto necessario del mondo reale prima di catapultarmi anima e corpo nel mondo digitale. Banalmente, sono tra quelli che a 16 anni giocava a calcio per strada e aspettava la christmas card della Vodafone per inviare più di 100 messaggi al giorno.

Oggi, ho gruppi Whatsapp che i 100 messaggi li raggiungono in appena 20 minuti.

È un mondo nato dall’arte
Per questo artificiale
In fondo è un mondo
Virtuoso
Forse per questo virtuale

In questo mondo “virtuoso e virtuale” che valore hanno i ragazzi della generazione Z?

44 miliardi di dollari potenziali solo negli Stati Uniti, ed è una generazione sempre connessa, abituata ad acquistare online e disposta ad investire più della metà di quanto guadagna al mese. (fonte)

I brand lo sanno ed è per questo che stanno spostando i loro budget di advertising verso il digital, la “vera casa” della generazione Z.

Insomma sembra che la generazione Z sia nata argento(vivo) per poi diventare, per qualcuno, oro puro.
Ora non ci tocca far altro che capire a che prezzo.

Grazie per la lettura, alla prossima.

Leadership: quel “re-” che fa la differenza

Ho sempre intravisto, nei leader, un non so che di simile e strettamente legato ad una figura genitoriale.

In un leader la gente cerca anche un contatto che implichi supporto emotivo, in una parola, cerca empatia.

Goleman

Ormai è un termine abusato e spesso frainteso, ma, per essere un leader, occorre avere EMPATIA, verso se stesso e verso il prossimo.

Saper dire un bravo nel modo e/o nel momento sbagliato può aver lo stesso impatto negativo di una critica non costruttiva.

Un leader, nella sua quotidianità, sa che ogni gesto e/o parola lasciano un testimone a chi osserva e/o ascolta. Così come un genitore, anche un leader non può predicare bene e razzolare male. Insomma, bisogna essere necessariamente COERENTI e GIUSTI.

Esistono due classi di uomini: i giusti e gli ingiusti. La divisione viene fatta dai giusti.

Oscar Wilde

Altra componente necessaria è la FERMEZZA. Un leader, spesso, è chiamato a prendere decisioni scomode, non condivise e/o non sempre capite.

Per fermezza non si deve intendere dittatura; occorre argomentare al meglio una decisione presa e ricercare un maggiore coinvolgimento per renderla concreta. Essere fermi permette di determinare il perimetro entro il quale la conversazione potrà risultare proficua. Trovo molto funzionale un modello basato su queste semplici domande:

  • cosa bisogna fare?
  • perché occorre farlo?
  • come possiamo farlo?
  • che ruolo hai nel progetto?

Per spiegare al meglio i punti appena descritti, trovo necessario ribadire un concetto tanto banale quanto fondamentale: quando ci si rivolge a delle persone, occorre ricordare che le stesse sono, per l’appunto, PERSONE e, come tali, necessitano di essere coinvolte per poter dare il massimo.

Aver trasmesso correttamente un obiettivo e le motivazioni per le quali lo rendono prioritario garantisce uniformità di direzione in una remata collettiva.

Per essere chiari e per motivare al meglio le proprie scelte, occorre essere AUTOREVOLI ed esserlo significa aver necessariamente una buona dose di conoscenza e/o esperienza riguardo ciò che si debba fare.

Non puoi dire a qualcuno di fare qualcosa se non sai cosa fare. 

Avere esperienza in un determinato contesto non rende onniscienti. Essere UMILI e consapevoli dei propri limiti può agevolare il confronto con dei collaboratori non-automi, il che può portare a due scenari tanto diversi quanto vincenti:

  • rafforzare la soluzione scelta in partenza, con l’approvazione di tutti gli attori coinvolti;
  • trovare una soluzione migliorativa e più performante per una specifica necessità;

Contaminazione + Studio = Crescita. 

Sapere cosa fare, perché e come farla potrebbe non bastare per il raggiungimento di un obiettivo. Quando si lavora in gruppo, occorre avere un grado di responsabilità chiaro ed equamente distribuito. Avere realmente cura di un progetto significa non trascurarlo.
Personalmente, conoscere il mio ruolo all’interno di un progetto mi ha sempre portato a lavorare con maggiore serenità, focus e determinazione.

Terminata questa lunga e per certi versi “banale” panoramica, posso finalmente spiegare il perché del titolo di questo articolo. 

Per me, la qualità necessaria per consolidare la propria leadership è il controllo della propria emotività nei momenti in cui è necessario prendere una decisione. Agire e reagire sono parole all’apparenza simili, ma con un significato completamente diverso. 

contrapporsi ad un’azione altrui o ad un evento

reagire (wiktionary)

Fortunamente, la maggior parte di noi non si muove in contesti pericolosi ed adrenalinici, dove reagire potrebbe rappresentare una soluzione utile alla propria sopravvivenza, ma, piuttosto, deve operare col fine di raggiungere un dato obiettivo con gli strumenti a disposizione.

procedere ad effettuare un’azione secondo coscienza e/o conoscenza

agire (wiktionary)

Riuscire a stimolare e ad incanalare una reazione per la risoluzione di un evento imprevisto è cosa buona e giusta, ma può farlo anche una persona dotata di forte carisma. Riuscire ad evitare che la soluzione passi solo attraverso la reazione è la dote di un leader coscienzioso. 

Un piano ben congegnato in una società, fatta di persone, deve essere basato sulle persone. Un leader lo sa; un capo fa finta di non saperlo. 

Per concludere queste mie considerazioni, uso le parole di Stephen Covey che esprimono al meglio il minimo indispensabile  del concetto di leadership.

La leadership non consiste in una posizione. È un’autorità di tipo morale e l’autorità morale deriva dal rispettare principi universali e senza tempo.

Grazie per la lettura, alla prossima!